AFA RECORD E ASCENSORE FERMO: È MAI POSSIBILE? ECCO PERCHÉ SE L’IMPIANTO SI BLOCCA, TI STA SALVANDO

Immaginate la scena, purtroppo ricorrente nelle ultime estati torride: rientrate dal lavoro con le borse della spesa, fuori ci sono 38 gradi e un’umidità che toglie il respiro. Arrivate davanti alla porta dell’ascensore e… il display è spento o riporta la scritta “Fuori Servizio”. La prima reazione, umana e comprensibile, è la rabbia. Segue la telefonata stizzita all’amministratore: “Com’è possibile che con questo caldo l’ascensore sia rotto? Paghiamo la manutenzione per nulla?”.

Eppure, in quel preciso momento, sta accadendo qualcosa di molto diverso da un semplice guasto. L’impianto non è “rotto”: è entrato in autoprotezione. In qualità di tecnici, dobbiamo spiegare ai condomini che quel blocco non è un disservizio, ma un successo della tecnologia e della normativa di sicurezza.

Per capire cosa succede a un impianto condominiale sotto il sole di luglio, usiamo un esempio che tutti conosciamo: l’automobile. Se state guidando in salita e la lancetta della temperatura del radiatore schizza verso la zona rossa, avete due scelte: fermarvi immediatamente e lasciar raffreddare il motore, oppure proseguire finché il motore non “fonde”, trasformando un piccolo inconveniente in un danno da migliaia di euro (o peggio, in un incendio).

L’ascensore, l’autoclave o la centrale termica funzionano esattamente così. Le moderne normative tecniche (come la UNI EN 81-20 per gli ascensori) stabiliscono che i componenti elettronici e meccanici devono operare entro un range di temperatura preciso, solitamente tra i -5°C e i +40°C. Quando nel vano dell’ascensore o nel locale macchine la temperatura sale oltre i 45-50 gradi – cosa frequente a causa della scarsa ventilazione e del calore generato dai motori – i sensori di calore (sonde termiche) dicono “basta”.

Un ascensore moderno non è più solo pulegge e funi; è un computer sofisticato dotato di un Inverter, un dispositivo elettronico che gestisce la velocità e il comfort di marcia. Questo componente è estremamente sensibile alle alte temperature. Se la temperatura supera la soglia critica, l’elettronica potrebbe iniziare a dare numeri, rischiando di bruciarsi o, peggio, di causare manovre errate.
Lo stesso vale per l’autoclave. Le pompe che portano l’acqua ai piani alti lavorano sotto sforzo quando la richiesta è massima. Se il motore elettrico si surriscalda troppo e non interviene la “pastiglia termica” (un sensore che taglia l’alimentazione), l’isolamento dei cavi si scioglierebbe, bruciando il motore.
Il blocco, dunque, è una misura cautelativa. L’impianto preferisce “andare a riposo” piuttosto che subire un danno che richiederebbe settimane per la riparazione e costi esorbitanti per il condominio.
Spesso noi utenti pretendiamo dagli impianti condominiali una resilienza che non appartiene alla loro natura. Un condominio, per quanto signorile, non è una nave da crociera o un grande hotel di lusso. In quelle strutture, se uno dei 16 ascensori si ferma per surriscaldamento, gli altri 15 compensano il carico. In un condominio medio, l’impianto è unico.
Non esiste la cosiddetta “ridondanza totale”. Se le condizioni ambientali esterne (l’afa eccezionale) superano i limiti previsti dal progetto dell’edificio, l’impianto soffre. Non è una colpa dell’amministratore e nemmeno del manutentore: è un limite fisico della tecnologia che deve operare in sicurezza.

Le norme CEI e le Direttive Europee (come la Direttiva Macchine) impongono questi sistemi di arresto proprio per tutelare l’incolumità delle persone. Un ascensore che continua a viaggiare con una scheda elettronica surriscaldata potrebbe fermarsi tra i piani, lasciando le persone intrappolate in una cabina che, in quel momento, è un vero e proprio forno.
I sensori di calore sono dunque i nostri “angeli custodi” silenziosi. Impediscono che l’ascensore parta se non ci sono le condizioni per completare la corsa in totale sicurezza.
Il ripristino richiede sempre l’intervento del tecnico
Nonostante il blocco sia una protezione automatica, è fondamentale comprendere che, una volta che l’impianto si è fermato, è sempre richiesto l’intervento del manutentore. Non si tratta di un semplice interruttore da riarmare: il tecnico abilitato deve verificare la situazione reale, accertarsi che il calore non abbia causato danni latenti e rimettere l’impianto in funzione in totale sicurezza. Il “fai-da-te” o i tentativi di riavvio forzato da parte di persone non competenti sono vietati dalla legge e mettono a rischio l’incolumità degli utenti. Solo il professionista può garantire che l’impianto sia tornato nei parametri operativi corretti.

Se è vero che il caldo non si può fermare, è anche vero che si può aiutare l’impianto a “respirare”.

  1. Ventilazione: È fondamentale che le griglie di aerazione dei locali macchine siano pulite e non ostruite.
  2. Tecnologia: In alcuni casi, è consigliabile installare sistemi di ventilazione forzata termostatici (ventole che si attivano solo quando serve).
  3. Comprensione: Quando l’ascensore si ferma per calore, la soluzione non è forzare la porta o continuare a chiamarlo, ma attendere che la temperatura scenda e che il tecnico intervenga.

In conclusione, la prossima volta che troverete l’ascensore fermo in una giornata da bollino rosso, provate a vederla così: l’impianto sta proteggendo se stesso per continuare a servirvi il giorno dopo, evitando al condominio una spesa di migliaia di euro per la sostituzione di componenti bruciati. La sicurezza e la conservazione del patrimonio comune passano anche da un po’ di pazienza e da molta consapevolezza tecnica.

Fonte: Anaci BAT

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