AMMINISTRATORE LEGITTIMATO A FAR QUERELA

Una recente e significativa pronuncia della Corte di Cassazione, la sentenza numero 29548, depositata il 1° luglio 2025, getta nuova luce su un aspetto della gestione condominiale: la legittimazione dell’amministratore a tutelare il patrimonio comune in caso di reati. Questo articolo si propone di fare chiarezza su tale importante decisione, destinata a incidere profondamente sulle pratiche operative degli amministratori di condominio.

Querela senza Mandato Assembleare? Per anni, ha animato il dibattito giuridico la questione se l’amministratore di condominio necessitasse di un’autorizzazione specifica o di un mandato formale dall’assemblea per presentare una querela, specialmente in caso di reati commessi a danno del patrimonio condominiale. Un orientamento giurisprudenziale più risalente sosteneva che, non essendo il condominio un soggetto giuridico autonomo, la querela richiedesse un incarico specifico dell’assemblea, poiché non rientrava tra gli atti di gestione ordinaria o di conservazione dei beni comuni, ma era un diritto strettamente personale della persona offesa. Tuttavia, come vedremo, questa visione è stata superata.

Il Caso Pratico
Quando il predecessore sottrae fondi Immaginiamo uno scenario fin troppo comune: un nuovo amministratore subentra nella gestione di un condominio. Durante le verifiche contabili, emergono gravi ammanchi sul conto corrente condominiale, risalenti al periodo di gestione del predecessore. Si sospetta un’appropriazione indebita. Il nuovo amministratore si trova di fronte a un dilemma: può agire immediatamente presentando querela per tutelare i fondi comuni, o deve prima convocare un’assemblea straordinaria per ottenere un formale mandato, rischiando così di ritardare l’azione legale e di compromettere il recupero dei beni? È proprio su un caso analogo, di appropriazione indebita ai sensi degli artt. 646 e 61, n. 11, cod. pen., che si è espressa la Suprema Corte.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29548 del 2025, ha fornito una risposta chiara e definitiva, aderendo a un orientamento ormai consolidato e dichiarando inammissibile il ricorso del precedente amministratore. La Suprema Corte ha affermato che l’amministratore di condominio è pienamente legittimato a sporgere querela per un reato commesso in danno del patrimonio comune senza la necessità di un’autorizzazione o ratifica dell’assemblea.

Questa conclusione si basa su una serie di principi fondamentali:
• L’articolo 1130 del codice civile, nella sua versione attuale, delinea le ampie attribuzioni dell’amministratore, tra cui la disciplina dell’uso e della fruizione dei servizi comuni, la riscossione dei contributi, l’erogazione delle spese e il compimento degli atti conservativi relativi alle parti comuni dell’edificio.
• L’articolo 1131, primo comma, cod. civ., stabilisce che, nei limiti delle suddette attribuzioni, l’amministratore ha la rappresentanza dei partecipanti e può agire in giudizio.
• La Corte ha riconosciuto all’amministratore una “detenzione qualificata” rispetto alle risorse economiche del condominio, il che gli conferisce una responsabilità diretta nella gestione e conservazione dei beni comuni. In ambito penale, la legittimazione a sporgere querela è estesa anche al detentore qualificato del bene sottratto, non solo al titolare di diritti reali, purché si tratti di soggetti con responsabilità gestionali o titolarità di fatto dell’interesse protetto.
• Nel caso specifico dell’appropriazione indebita da parte del precedente amministratore, il reato si consuma al momento della cessazione della carica e della mancata restituzione degli importi, che segna l’interversione del possesso. In quel momento, il nuovo amministratore subentrato ha la piena legittimazione ad agire per la tutela del patrimonio.

In pratica, la Cassazione ha riconosciuto che i compiti gestionali e di controllo dell’amministratore possono essere esercitati autonomamente per salvaguardare la consistenza patrimoniale del conto corrente condominiale e l’erogazione dei servizi comuni, senza che la tutela penale venga compressa da oneri autorizzativi.

Consigli Pratici

Questa pronuncia è un punto di riferimento per tutti gli amministratori di condominio, delineando con chiarezza il loro ruolo e le loro responsabilità nella tutela del patrimonio comune. È essenziale comprendere che l’autonoma legittimazione a presentare querela si radica nella natura delle attribuzioni gestionali e conservative che la legge già conferisce all’amministratore. Quando si tratta di proteggere direttamente i beni, i diritti o le risorse economiche che costituiscono il patrimonio comune del condominio – come i fondi depositati sui conti correnti, i beni materiali comuni o la corretta fruizione dei servizi essenziali – l’amministratore ha non solo il diritto, ma il dovere di agire prontamente e autonomamente. Questo potere d’azione è una diretta conseguenza della sua “detenzione qualificata” e della responsabilità di evitare pregiudizi per l’interesse collettivo dei condòmini.

In definitiva, la sentenza n. 29548 del 2025 legittima e rafforza il ruolo dell’amministratore come primo custode del patrimonio condominiale. Tuttavia, l’autonomia conferita dalla legge non deve essere confusa con un’azione avventata o solitaria. La prudenza e la trasparenza rimangono le migliori alleate di un amministratore diligente. Pertanto, il consiglio operativo, pur nella pienezza dei poteri riconosciuti, è quello di percorrere una strada che bilanci tempestività e condivisione.

Salvo i casi di urgenza assoluta – come il rischio concreto che il precedente amministratore possa fuggire o far sparire le prove – la strategia più saggia è quella di convocare un’assemblea straordinaria in tempi brevi. L’obiettivo non sarà tanto quello di chiedere un mandato, ormai non più necessario, quanto di informare i condòmini della situazione emersa e di esporre la strategia di tutela, supportando la propria decisione con una relazione o un parere legale.

Questa cautela assume un’importanza fondamentale per una ragione non trascurabile: il rischio di una querela infondata. Qualora l’azione legale si rivelasse temeraria o errata, le conseguenze economiche per eventuali richieste di risarcimento danni da parte della controparte ricadrebbero sul condominio. In un simile scenario, difficilmente i condòmini si mostrerebbero disposti a coprire i costi di un’iniziativa presa in totale solitudine dall’amministratore, anche se in buona fede

Fonte: Anaci BAT

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