CULTURA DELLA PREVENZIONE: RIFLESSIONI PROFESSIONALI DOPO LA TRAGEDIA DI PALERMO

La tragedia avvenuta lo scorso 10 aprile a Palermo, dove due operai hanno perso la vita a seguito del cedimento di una gru telescopica, impone al mondo della gestione immobiliare una riflessione profonda che va oltre il singolo, drammatico evento. Quando un cantiere entra nella vita di un condominio, sia esso per un intervento su un balcone privato o sulle parti comuni, il tema della sicurezza deve smettere di essere un mero adempimento burocratico per diventare una priorità assoluta.

Uno dei punti più critici del Testo Unico sulla Sicurezza (D.Lgs. 81/08) risiede proprio nella figura del committente. Che si tratti del singolo proprietario dell’attico o dell’intero condominio (rappresentato dall’amministratore), la legge pone in capo a soggetti spesso privi di competenze tecniche specifiche responsabilità gravissime.
È un paradosso evidente: pretendere che un privato cittadino, un gruppo di condomini o lo stesso amministratore sappiano valutare l’idoneità tecnico-professionale di un’impresa o la congruità di un Piano Operativo di Sicurezza (POS), appare spesso come un tentativo del legislatore di “scaricare” la responsabilità penale e civile su chi, di fatto, non ha gli strumenti per giudicare. Tuttavia, la legge non ammette ignoranza e la “culpa in eligendo” (la responsabilità nella scelta dell’impresa) resta un rischio concreto e pesantissimo.

Questo rischio viene troppo spesso sottovalutato nelle sedi decisionali. Nelle assemblee condominiali, pur di abbattere i costi, si assiste frequentemente alla ricerca della “scorciatoia”: si deliberano lavori di messa in sicurezza contattando direttamente un’impresa che, a sua volta, ne chiama un’altra fornita di gru o cestello.
La logica del risparmio prevale sulla logica della prevenzione: si rinuncia alla nomina di tecnici super partes perché “tanto sono solo due giorni di cestello”. Si pensa erroneamente che la brevità dell’intervento giustifichi l’assenza di un coordinatore per la sicurezza o di un direttore lavori, ignorando che la gravità di un infortunio non è proporzionale alla durata del cantiere. Gli accordi verbali o i contratti sommari sostituiscono i protocolli rigorosi, lasciando il committente (sia esso il condomino o il condominio) in una posizione di estrema vulnerabilità legale.

La vicenda solleva inoltre una questione di natura normativa e pratica che non può più essere ignorata. Secondo l’orientamento attuale, i balconi sono considerati proprietà privata: la spesa e la responsabilità dell’intervento spettano dunque al singolo proprietario. Ma qui sorge il dubbio: può un proprietario di un attico al decimo piano installare autonomamente un ponteggio a sue spese per riparare il proprio balcone?
È scontato che, per ragioni di costi e logistica, quel proprietario ricorrerà all’uso di un cestello o di una gru. Quanti interventi avvengono ogni giorno in Italia in queste condizioni di precarietà tecnica? Forse è giunta l’ora di una seria riflessione sull’Art. 1117 del Codice Civile: se la manutenzione di elementi aggettanti così elevati mette a rischio la pubblica incolumità e la sicurezza sul lavoro, la gestione dovrebbe forse essere ricondotta a una dimensione condominiale più controllata e strutturata?

Per uscire da questo impasse, il committente deve comprendere che la sua prima e più importante azione di sicurezza consiste nel non fare da solo. La cultura della sicurezza passa necessariamente attraverso la nomina di tecnici specializzati. La verifica della regolarità documentale (DURC, iscrizioni alla Camera di Commercio, idoneità delle attrezzature) non può essere lasciata all’intuito del proprietario, ma deve essere demandata obbligatoriamente a professionisti come il Direttore dei Lavori e il Coordinatore per la Sicurezza (CSP/CSE).
Solo un tecnico può accertare se l’impresa che dichiara di essere operativa ha realmente le maestranze in regola o se, come purtroppo emerso nel caso di Palermo, si tratti di realtà che operano fuori dai radar della legalità. L’incidente ci insegna che le scelte logistiche non possono derogare alla stabilità: sebbene l’uso di mezzi meccanici telescopici sia diffuso per ridurre l’impatto sul suolo pubblico, il ponteggio fisso rimane lo standard di sicurezza più elevato per lavori sulle facciate.

Perché un lavoro sia “ben fatto”, deve poggiare su basi solide che non sono solo cemento e mattoni:
Formalizzazione: Ogni dettaglio operativo e di sicurezza deve essere trascritto in contratti d’appalto chiari e dettagliati.
Investimento in Tecnici: Non bisogna considerare il costo del Coordinatore per la Sicurezza come un onere extra, ma come l’unica vera polizza assicurativa sulla regolarità del cantiere.
Monitoraggio: Esigere dai tecnici una relazione periodica sulla regolarità contributiva e documentale delle imprese coinvolte, inclusi i subappalti.
Analisi dei costi: Un preventivo eccessivamente basso è un segnale d’allarme. La sicurezza ha costi vivi (formazione, DPI, manutenzione mezzi) che non possono essere eliminati senza esporre il committente a rischi penali.

Conclusioni e nota critica
In conclusione, la tragedia di Palermo non deve generare un clima di terrore, ma deve spingere ogni proprietario e amministratore verso una maggiore consapevolezza. Gestire un cantiere significa proteggere non solo un patrimonio immobiliare, ma soprattutto la vita umana.
Come nota critica osserviamo che “Il legislatore, nel 2008, ha perso l’occasione di rendere obbligatoria la figura di un Responsabile dei Lavori qualificato per i privati. Lasciando questa nomina come facoltativa, ha di fatto teso una trappola ai proprietari immobiliari: li ha resi garanti della sicurezza in un ambito dove non hanno competenze, costringendoli a rispondere penalmente di valutazioni tecniche che solo un professionista (come il CSE) avrebbe potuto compiere. È un sistema che punta a trovare un colpevole ‘per default’ piuttosto che a prevenire realmente l’incidente attraverso il supporto tecnico obbligatorio.”

Fonte: Anaci BAT

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