DANNI DA PARTI COMUNI. LEGITTIMAZIONE PASSIVA DELL’INTERO CONDOMINIO

Una significativa pronuncia della Corte d’Appello di Perugia (Sentenza n. 470/2022 del 20/09/2022) ha offerto chiarimenti in merito alla legittimazione passiva nelle cause di risarcimento danni da infiltrazioni d’acqua in edifici condominiali. Questa sentenza è destinata a influenzare profondamente il modo in cui amministratori e condòmini devono affrontare tali problematiche, spostando il focus dalla responsabilità del singolo condomino a quella dell’intero Ente condominiale.

Il cuore della questione risiede nella corretta individuazione del soggetto responsabile quando i danni, come le infiltrazioni, derivano da parti comuni dell’edificio, quali tetti o grondaie. La legge, e in particolare l’articolo 1117 del codice civile, identifica chiaramente quali siano le parti comuni di un condominio. La sentenza di Perugia ribadisce un principio fondamentale: se la causa del danno risiede in un bene comune, la responsabilità non può ricadere sul singolo condomino, anche se l’infiltrazione si manifesta o sembra provenire dalla sua proprietà esclusiva. È l’intero condominio, in quanto custode delle proprie parti comuni, a dover essere chiamato in causa.

Il Caso
La vicenda giudiziaria che ha portato a questa importante sentenza è paradigmatica. Alcuni soggetti, titolari di un’attività commerciale in un immobile, hanno subito gravi danni, inclusi copiose infiltrazioni d’acqua e un parziale crollo del tetto. I danni provenivano da un’unità immobiliare sovrastante, di proprietà di un singolo condomino. In prima istanza, il Tribunale aveva ritenuto responsabile il proprietario dell’unità sovrastante, condannandolo al risarcimento.
Tuttavia, il condomino condannato ha presentato appello, sostenendo di non essere il soggetto legittimato passivamente, poiché le infiltrazioni erano causate dal deterioramento e dall’inefficienza di tetto e grondaie, ovvero parti comuni dell’edificio. Una perizia tecnica (CTU) aveva peraltro confermato questa origine.
La Corte d’Appello ha accolto pienamente l’appello, riformando la sentenza di primo grado. I giudici hanno chiarito che, essendo l’edificio un condominio con chiare parti comuni e dato che le cause delle infiltrazioni erano riconducibili a queste ultime (tetto e grondaie, ai sensi dell’art. 1117 c.c.), il soggetto legittimato a contraddire in giudizio era l’intero condominio in quanto tale, e non il singolo proprietario dell’unità immobiliare apparentemente coinvolta.
La sentenza sottolinea un altro aspetto: in situazioni del genere, è indispensabile la preventiva convocazione dell’assemblea condominiale per deliberare sugli interventi di manutenzione necessari. Solo in caso di inerzia dell’assemblea, mancata formazione di una maggioranza, o mancata esecuzione della delibera, il singolo condomino (o chi subisce il danno) può adire l’Autorità giudiziaria, applicando l’art. 1105 c.c. in materia di comunione. Questo principio vale anche per i “piccoli condomini” o “condomini minimi” (composti anche da soli due condòmini), anche in assenza di un amministratore, ribadendo l’applicabilità del principio maggioritario. La Corte ha inoltre precisato che la mera accessibilità del tetto attraverso l’unità immobiliare del condomino non ne muta la natura di parte comune né impone al singolo proprietario l’obbligo di controllo periodico.
In sintesi, la domanda risarcitoria originaria è stata rigettata e gli attori sono stati condannati alle spese di entrambi i gradi di giudizio.

Consigli pratici
La sentenza di Perugia, al di là del caso specifico, impone un cambio di passo nella visione del ruolo dell’amministratore di condominio. Non più un “ragazzo di bottega” chiamato a tamponare falle, ma un gestore consapevole che ha il dovere di guidare il condominio verso una cultura della manutenzione e della prevenzione. Ecco come tradurre questo principio in azioni concrete.

  1. Proporre un piano di manutenzione programmata
    La vera diligenza non si misura nella capacità di gestire l’emergenza, ma nell’abilità di evitarla. L’amministratore moderno deve farsi promotore, portando in assemblea la proposta di un piano di manutenzione programmata. Attraverso un ordine del giorno specifico, può sottoporre ai condòmini la necessità di ispezioni periodiche (ad esempio, sul tetto, sulle grondaie, sui lastrici solari) eseguite da tecnici qualificati, al fine di anticipare i problemi anziché subirli.
  2. Istituire un fondo per la manutenzione futura
    Strettamente legato alla programmazione è il tema della previdenza finanziaria. L’amministratore dovrebbe proporre all’assemblea l’istituzione di un fondo di accantonamento progressivo per le future manutenzioni straordinarie. Questo strumento, oltre a essere fiscalmente corretto, permette di affrontare le spese ingenti senza ricorrere a stangate improvvise, rendendo ogni condomino più consapevole dei costi di conservazione del proprio patrimonio.
  3. Creare un archivio storico digitale degli interventi
    La gestione moderna si avvale di strumenti digitali. È fondamentale che l’amministratore conservi un archivio digitale (PDF, foto, relazioni tecniche) di tutti gli interventi manutentivi eseguiti sullo stabile. Questo archivio non è solo una memoria, ma uno strumento di analisi strategica. Permette di esporre ai condòmini la storicità degli interventi, analizzare i costi sostenuti e, soprattutto, capire se un intervento passato è stato un investimento duraturo o meramente una spesa dettata dall’urgenza, secondo la logica del “copri e cammina”.
  4. Il protocollo corretto in caso di infiltrazione
    Quando il problema infiltrativo si manifesta da una parte comune, la procedura da seguire è netta e non ammette scorciatoie. L’amministratore ha l’obbligo di:
    a) Convocare immediatamente l’assemblea, inserendo all’ordine del giorno la problematica specifica.
    b) Proporre la nomina di un tecnico terzo (perito) con il mandato di eseguire una perizia per individuare con certezza le cause, quantificare i costi di intervento e di ripristino dei danni subiti dal singolo.
  5. La Strategia di Fronte all’Inerzia Assembleare
    L’amministratore diligente è consapevole delle difficoltà e delle resistenze che incontrerà nel proporre piani di manutenzione o fondi di accantonamento. La strategia vincente non è imporsi, ma proporre e far deliberare (o non deliberare) l’assemblea. Mettendo a verbale la propria proposta e l’eventuale voto contrario o l’inerzia dei condòmini, l’amministratore si tutela. In caso di problemi futuri, nessuno potrà addebitargli mancanza di visione o negligenza. Al contrario, potrà mostrare ai condòmini che lui ci aveva pensato in tempi non sospetti, ma la miopia del contesto condominiale non ha voluto vedere, costringendo ora tutti ad affrontare il problema con tempi stringenti e con la difficoltà di reperire le quote necessarie per avviare le opere.

Fonte: Anaci BAT

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