CONSULTAZIONE GRATUITA DELLE NORME UNI SULLA SICUREZZA: UN PICCOLO PASSO CHE DÀ SPERANZA

Dal 28 aprile 2026, grazie a una convenzione triennale tra Ministero del Lavoro, INAIL e UNI, è finalmente attiva la piattaforma che permette la consultazione gratuita di una selezione di norme tecniche in materia di salute e sicurezza sul lavoro (SSL). Si tratta di 63 standard (tra UNI, EN e ISO) considerati fondamentali, tra cui la celebre UNI EN ISO 45001 e le norme sulla movimentazione dei carichi.

È un progresso? Indubbiamente sì. È la prima volta che si incrina il dogma del “pagare per conoscere la regola dell’arte”. Tuttavia, i numeri offrono una prospettiva meno entusiastica: la piattaforma apre l’accesso gratuito a circa lo 0,3% dell’intero catalogo UNI, che conta oltre 22.000 norme.

Per noi amministratori di condominio, la questione è spinosa. Al momento, la gratuità riguarda esclusivamente la sicurezza legata al D.Lgs. 81/2008. Tutte le altre norme che quotidianamente impattano con la nostra professione, dall’efficienza energetica agli ascensori, fino agli impianti termici, restano consultabili solo a pagamento.
Questo crea un corto circuito operativo. Vigilare sulla conformità degli interventi è il cuore del nostro mandato professionale; tuttavia, senza la libera consultazione dei testi tecnici, questa vigilanza rischia di trasformarsi in un esercizio al buio. Come possiamo controllare con cognizione di causa che fornitori e ditte manutentrici rispettino effettivamente i criteri tecnici se l’accesso a quegli stessi criteri è mediato da un acquisto oneroso? Per chi deve sostenere l’incolumità di centinaia di famiglie, il fatto che la stragrande maggioranza delle “regole del gioco” resti sotto chiave rappresenta un limite oggettivo alla tutela della collettività.

Un dettaglio della convenzione merita una riflessione: l’INAIL riconosce all’UNI un corrispettivo annuo di 230mila euro per rendere fruibile questo servizio. Qui la domanda sorge spontanea: se il sistema pubblico deve pagare un ente privato per permettere ai cittadini di leggere norme richiamate dalle leggi dello Stato, non siamo di fronte a un’anomalia sistemica?
I Ministeri dispongono al proprio interno di tavoli tecnici e professionalità di altissimo livello. È legittimo chiedersi perché la redazione di queste norme non venga assunta direttamente dagli organi dello Stato. La legge prodotta dal Parlamento è, per definizione, improntata al principio dell’interesse generale. L’UNI, pur svolgendo un coordinamento tecnico prezioso, è un ente privato che risponde a logiche di governance che potrebbero non coincidere sempre con il puro interesse pubblico nazionale. Perché delegare a terzi la definizione dei dettagli tecnici di un obbligo di legge, per poi doverli “riacquistare” con fondi pubblici? La cultura del sapere non dovrebbe essere un prodotto da negoziare, ma un bene comune da diffondere.

Per i professionisti che volessero consultare i 63 standard resi disponibili, ecco i passaggi operativi:
– Accesso: Collegarsi all’indirizzo https://www.uni.com/normazione/norme-sicurezza-lavoro/
– Registrazione: È necessario creare un account personale sul portale UNI.
– Requisiti Tecnici: Installare Adobe Reader e il plugin gratuito FileOpen (indispensabile per la visualizzazione).
È fondamentale ricordare che la consultazione è in modalità sola lettura: il sistema DRM (Digital Rights Management) impedisce il download del file, la stampa o la copia del testo. Un limite tecnico che complica la vita a chi avrebbe necessità di allegare tali riferimenti a verbali o faldoni condominiali per documentare la propria diligenza.

Conclusione
Accogliamo questa piattaforma con fiducia: è un segnale di apertura che aspettavamo da tempo, ma che appare ancora incompleto. Ridurre la distanza tra la “norma esistente” e la “norma conosciuta” è un atto di civiltà giuridica.
Tuttavia, resta un briciolo di amarezza. L’interesse dei cittadini e la tutela dei lavoratori dovrebbero poggiare su fondamenta totalmente pubbliche, trasparenti e accessibili. Sapere che lo Stato deve ricorrere a una transazione economica per “liberare” una manciata di norme, lasciando le restanti migliaia al buio, ci ricorda che la strada per una vera democratizzazione della tecnica è ancora lunga.
Sorge il dubbio che, in fondo, a qualcuno faccia comodo mantenere le conoscenze tecniche nell’oblio, piuttosto che esporle al sole della pubblica trasparenza. Noi, nel frattempo, continueremo a chiedere che la “regola dell’arte” sia un diritto, non una concessione.

Fonte: Anaci BAT

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